Grandi spazi
Profumazione per grandi spazi
Hall, centri commerciali, terminal, aree espositive: a questa scala il problema non è la potenza, è la distribuzione.
In un volume ampio l’aria non sta ferma e non è la stessa dappertutto. Si stratifica in altezza, viene rinnovata di continuo, si muove con le persone e con le aperture. Per questo un grande spazio non si profuma come uno piccolo con qualcosa di più grande: si progetta per zone, e si decide dove e quanto prima ancora di decidere con che cosa.
Dove l’abbiamo già fatto
Due progetti realizzati in grandi spazi aperti al pubblico.
Juventus Museum
Il profumo del campo, un’emozione da rivivere
Il mondo del calcio è fatto di emozioni, ricordi e sensazioni che vanno oltre ciò che vediamo.
Per il Juventus Museum, QueLLiDelNaso ha realizzato una fragranza su misura ispirata all’inconfondibile profumo dell’erba appena tagliata, uno degli elementi più evocativi dell’atmosfera di un campo da calcio.
Attraverso la profumazione ambientale, abbiamo contribuito ad arricchire l’esperienza sensoriale del museo, richiamando attraverso l’olfatto una sensazione profondamente legata al mondo del calcio.
Casinò delle Alpi · Casinò di Lugano
L’atmosfera del gioco ha una sua fragranza
L’atmosfera di un casinò è fatta di luci, eleganza e coinvolgimento. Ogni dettaglio contribuisce a rendere l’esperienza degli ospiti riconoscibile e distintiva.
Per il Casinò delle Alpi e il Casinò di Lugano, QueLLiDelNaso ha realizzato la profumazione di tutte le sale utilizzando Gamble, la nostra fragranza sviluppata su misura per questa tipologia di ambienti.
Una scelta olfattiva pensata per accompagnare l’esperienza di gioco e contribuire a creare un’atmosfera avvolgente, in armonia con il carattere esclusivo delle due strutture.
La fotografia della seconda scheda ritrae il Casinò delle Alpi.
Non è una moltiplicazione
Passare da una sala a un atrio non vuol dire usare lo stesso impianto in versione più grande. Cambiando scala cambia proprio il problema da risolvere: da quanto se ne deve sentire a dove deve arrivare, e in che ordine.
Riferimento
Una stanza
Scala media
Una sala
Grande
Una hall
Molto grande
Un atrio a doppia altezza
Un punto di diffusione, una sola direzione olfattiva. La decisione principale riguarda la collocazione rispetto alla porta.
Compaiono le prime differenze interne: una zona vicina all’ingresso e una lontana si comportano già in modo diverso.
L’aria calda sale e si stratifica. Quello che si percepisce a due metri da terra non è quello che c’è a sei.
Il volume smette di essere un dato unico: va letto come un insieme di zone che comunicano fra loro.
È la ragione per cui non pubblichiamo una tabella metri-per-apparecchio: a questa scala due spazi con lo stesso volume, uno chiuso e uno con le porte che si aprono di continuo, non si comportano allo stesso modo.
Che cosa cambia davvero quando il volume cresce
L’altezza conta più della superficie. Due spazi con gli stessi metri quadri a terra e soffitti molto diversi sono due problemi diversi. L’aria più calda tende a salire e a portare con sé quello che trasporta: in un ambiente alto una parte di ciò che si immette finisce dove non c’è nessuno a percepirla.
Il ricambio d’aria lavora contro. Un grande spazio ha quasi sempre una ventilazione importante, spesso continua. Quell’aria diluisce e allontana: non è un difetto da combattere, è una condizione da conoscere, perché determina il ritmo con cui ha senso lavorare.
Le aperture spostano tutto. Porte automatiche, accessi su strada, banchine, montacarichi. Ogni apertura crea una corrente, e le correnti decidono dove la profumazione arriva e dove no, molto più della distanza in linea d’aria.
Le persone si muovono. Chi attraversa percepisce per pochi secondi; chi sosta resta esposto a lungo e si adatta, cioè smette di sentire. La stessa intensità che è giusta per chi passa può risultare inutile per chi resta, e viceversa.
C’è già qualcosa nell’aria. Ristorazione, pulizie, ricambio meccanico, materiali. Una fragranza non toglie un odore: gli si somma. A questa scala è un dato da rilevare prima, non una sorpresa da scoprire dopo.
Sei famiglie di grande spazio, sei problemi diversi
Si somigliano per dimensione, non per comportamento. Quello che li distingue è come le persone li attraversano e quanta aria si muove.
Hall e atri
Grandi ingressi e spazi a doppia altezza
Sono il primo ambiente che si incontra e spesso il più alto. Il tema dominante è la stratificazione: quello che si immette tende a salire, mentre la percezione avviene a livello delle persone.
Retail esteso
Centri commerciali e gallerie
Un percorso lungo con affacci che hanno ciascuno la propria identità. La difficoltà non è coprire la superficie, è evitare che le aree confinanti si disturbino a vicenda.
Transiti
Aeroporti, stazioni e terminal
Flussi continui, aperture verso l’esterno, ventilazione dimensionata su numeri grandi. Qui si ragiona per punti di passaggio obbligato più che per superficie totale.
Spettacolo
Cinema, teatri e auditorium
Affluenza a ondate: sale vuote per ore e poi piene in pochi minuti. Il tema è il momento in cui la profumazione deve essere presente, non la quantità.
Esposizioni
Aree espositive e spazi fieristici
Allestimenti che cambiano, volumi ampi e spesso poco arredati. Le superfici dure riflettono e le correnti diventano il fattore che decide di più.
Grandi superfici
Spazi professionali estesi
Ambienti di lavoro molto ampi, con zone destinate a funzioni diverse. Qui conta soprattutto la coerenza fra aree e il rispetto di chi ci passa la giornata.
Prima si divide lo spazio, poi si sceglie
La prima operazione di un progetto su grande scala non è tecnica: è topografica. Si smette di guardare il volume come un numero unico e lo si legge come un insieme di zone, ognuna con la propria funzione, la propria aria e il proprio tempo di permanenza.
A
La soglia
L’ingresso e i primi metri. È la zona che definisce il carattere di tutto il resto e insieme la più esposta: porte che si aprono, corrente, aria esterna. Quello che funziona qui va verificato in condizioni diverse, non una volta sola.
B
L’attraversamento
I percorsi, le gallerie, le aree che si percorrono senza fermarsi. L’esposizione dura pochi secondi, quindi conta la continuità lungo il tragitto più dell’intensità in un punto.
C
La sosta
Attese, sedute, aree in cui si resta. Qui le persone si adattano all’odore e dopo qualche minuto smettono di percepirlo: è la zona in cui è più facile sbagliare per eccesso, alzando l’intensità per un effetto che non tornerà.
D
I margini e i servizi
Collegamenti, servizi igienici, aree tecniche, zone di ristorazione. Spesso non sono l’obiettivo del progetto, ma sono quelle che introducono odori propri e che possono contraddire tutto il resto se vengono ignorate.
Le lettere non sono uno standard: sono il modo in cui organizziamo un rilievo. In uno spazio reale le zone possono essere tre o dieci, e alcune si trattano insieme perché l’aria le mette in comunicazione.
Una sola identità, letta in più punti
Un grande spazio diviso in zone non diventa una collezione di ambienti scollegati. Chi lo attraversa lo vive come un luogo solo, e se ne ricorda come di un luogo solo: la coerenza olfattiva fra le aree conta quanto la scelta della fragranza.
La regola che seguiamo è una sola direzione olfattiva, declinata. La stessa identità a intensità diverse a seconda che si passi o ci si fermi, invece di fragranze diverse una accanto all’altra. Cambiare fragranza fra due zone comunicanti produce, nel punto di mezzo, una terza cosa che nessuno ha scelto.
I confini vanno decisi, non subiti. Dove due aree si aprono l’una sull’altra il passaggio deve essere graduale; dove c’è una separazione vera si può distinguere in modo netto. La domanda giusta non è quale fragranza usare in ogni zona, ma dove passa il confine e quanto si deve sentire che c’è.
Due zone tarate bene da sole possono darsi fastidio insieme. È il motivo per cui la verifica finale si fa percorrendo lo spazio come lo percorre un visitatore, e non zona per zona da fermi.
Che cosa rileviamo, prima di proporre qualsiasi cosa
Su un grande spazio il rilievo è un lavoro vero e proprio. Sono le voci che raccogliamo, nell’ordine in cui servono: le prime arrivano quasi sempre da voi, le ultime chiedono di vedere lo spazio.
01 · Volume e altezza
Non i metri quadri a terra ma il volume d’aria, e soprattutto l’altezza utile. È il dato che cambia di più il progetto e quello che più spesso non viene considerato.
02 · Zone e funzioni
Come si divide lo spazio secondo l’uso reale: dove si entra, dove si passa, dove ci si ferma, che cosa sta ai margini.
03 · Flussi e affluenza
Quante persone, in quali fasce orarie, con quali picchi. Un ambiente pieno si comporta in modo diverso da uno vuoto: cambia il ricambio d’aria e cambia la percezione.
04 · Ventilazione e aperture
L’impianto di aerazione esistente, dove immette e dove riprende, e tutte le aperture verso l’esterno. Da qui si capisce dove l’aria va davvero.
05 · Odori già presenti
Che cosa si sente oggi, dove e a che ora. Se c’è un odore dominante, il primo intervento potrebbe non essere olfattivo.
06 · Superfici e materiali
Tessuti, legno, pietra, vetro. I materiali morbidi trattengono, quelli duri riflettono e lasciano correre l’aria.
07 · Identità del luogo
Che cosa lo spazio comunica già con la luce, i materiali e il suono. La direzione olfattiva si accorda a quello.
08 · Vincoli pratici
Punti di alimentazione, la raggiungibilità dei punti in cui andrebbero collocati gli apparecchi, requisiti di sicurezza e vincoli estetici su che cosa può essere visibile.
09 · Orari e stagionalità
Quando lo spazio è davvero in funzione, e se cambia nel corso dell’anno. Un terminal e un centro espositivo hanno calendari molto diversi.
Quando si arriva sul posto, ci si va negli orari in cui lo spazio è usato davvero: una hall vista a porte chiuse racconta metà della storia.
La tecnologia è l’ultima decisione, non la prima
È il punto in cui molte richieste arrivano per prime: quale apparecchio serve per uno spazio come il mio? È una domanda legittima, e la risposta onesta è che non si può dare prima di aver visto lo spazio.
Il metodo
Prima il rilievo, poi la proposta
Su un grande spazio la configurazione dipende dal volume, dalle zone, dai flussi e dalla ventilazione esistente: sono variabili che si ricavano dal rilievo, in parte dai vostri documenti e in parte misurandole sul posto, e che cambiano il risultato più di qualunque caratteristica dichiarata a catalogo.
Per questo non pubblichiamo una corrispondenza fra metri e apparecchi. Chiuso il rilievo mettiamo per iscritto come imposteremmo il progetto: quante zone, in che ordine affrontarle, dove collocare i punti di diffusione e con quale ritmo farli lavorare. Da lì si discute.
Una parte di questa valutazione si può già fare a distanza: una planimetria, le altezze e due parole su come viene usato lo spazio bastano per capire se il progetto è semplice o se va affrontato per gradi.
Scegliere la fragranza per un volume ampio
Su grande scala la fragranza non si valuta come in una stanza: si valuta in movimento, a intensità basse e su tempi lunghi.
Si sceglie per come regge, non per come colpisce
Una fragranza molto caratterizzata può essere perfetta in uno spazio piccolo e diventare invadente in una hall, dove viene percepita da centinaia di persone diverse e per tutto il giorno. A questa scala funzionano meglio le direzioni più sobrie, che si notano senza imporsi.
Si prova nello spazio vero, su una zona sola
La prova non si fa sull’intero volume: si sceglie una zona rappresentativa e la si osserva in orari diversi, con lo spazio pieno e vuoto. Quello che si impara lì vale per tutte le altre.
Se durante il rilievo emerge che il problema principale è un odore già presente, lo diciamo: in quel caso la profumazione da sola non è la risposta giusta, e ne parliamo nella pagina dedicata alla rimozione degli odori.
Come lavoriamo su un grande spazio
Quattro passaggi. Rispetto a uno spazio piccolo ne abbiamo uno in più, ed è quello che evita gli errori costosi: non si parte mai da tutto il volume insieme.
01
Rilievo dello spazio
Raccogliamo le nove voci della scheda di rilievo. Si comincia da quello che avete già — planimetria, volumi, orari, destinazione delle zone — e si prosegue sul posto quando le voci che restano chiedono di vedere lo spazio. È il passaggio che determina tutto il resto, e non si salta.
02
Divisione in zone e proposta
Mettiamo per iscritto come leggiamo lo spazio: quante zone, quali priorità, dove conviene intervenire per primo e che cosa aspettarsi da ciascuna area. È un documento da discutere, non un preventivo da firmare.
03
Prova su una zona campione
Si sceglie una zona rappresentativa e, quando il progetto e l’ambiente lo consentono, vi si mette una prova temporanea della soluzione — indicativamente sette-dieci giorni — provandola in giorni e orari diversi. Su un grande spazio partire da tutto insieme significa sbagliare ovunque contemporaneamente.
04
Estensione e messa a punto
Quello che la zona campione ha insegnato si applica alle altre, verificando i confini e percorrendo lo spazio come lo percorre un visitatore. La messa a punto finale si fa camminando, non leggendo i dati.
Tre modi in cui cambia il ragionamento
Esempi costruiti per mostrare come si sposta il problema al variare dello spazio. Non sono casi di clienti reali: servono a rendere concreto il metodo.
Volume alto, poche zone
Un atrio a doppia altezza
Lo spazio è uno solo ma molto alto, e le persone lo attraversano. Il ragionamento si concentra sulla quota: si lavora vicino a dove le persone stanno, non al centro del volume, perché la parte alta non ha nessuno che la percepisca. La verifica si fa camminando all’altezza di chi entra.
Volume esteso, molte zone
Una galleria commerciale
Qui il volume totale conta meno della sequenza: una successione di aree con identità proprie e confini permeabili. Il lavoro sta nel decidere quali zone trattare insieme e dove invece serve uno stacco, e nel verificare che due aree vicine non si annullino a vicenda.
Volume variabile nel tempo
Una sala con affluenza a ondate
Il volume non cambia ma l’uso sì: vuota per ore, piena in pochi minuti. La domanda diventa quando invece che quanto. Si ragiona sui momenti in cui la profumazione deve essere già presente e su quelli in cui non serve affatto.
Domande che ci fanno più spesso
Quanti apparecchi servono per uno spazio come il mio?
Non è una domanda a cui si possa rispondere con una tabella. Dipende dal volume e dall’altezza, da come lo spazio è diviso, da quanta aria viene rinnovata e da dove si muovono le persone. Sono dati che si raccolgono con il rilievo: darne una stima prima significherebbe inventarla.
Si può profumare tutto lo spazio allo stesso modo?
Tecnicamente si può, ma raramente è la scelta giusta. In un grande spazio le zone hanno funzioni e tempi di permanenza diversi, e la stessa configurazione dappertutto produce un’area in cui non si sente nulla e un’altra in cui si sente troppo.
È possibile usare fragranze diverse in aree diverse?
Sì, dove le aree sono davvero separate. Dove invece comunicano, consigliamo una sola direzione olfattiva declinata a intensità diverse: due fragranze vicine si mescolano nel punto di mezzo e il risultato non lo ha scelto nessuno.
Quanto tempo richiede un progetto su grande scala?
Più di uno piccolo, perché comprende un rilievo, una proposta scritta e una prova su una zona campione prima di estendere. I tempi dipendono dallo spazio e dalla sua disponibilità: li definiamo insieme dopo il rilievo.
Serve intervenire sugli impianti esistenti?
La ventilazione esistente la rileviamo sempre, perché determina dove l’aria va. Se dal rilievo emergesse la necessità di soluzioni che coinvolgono gli impianti, è una valutazione che facciamo caso per caso con chi gestisce l’edificio: non è qualcosa che si stabilisce a priori.
Nello spazio c’è già un odore forte: la profumazione lo copre?
No, e non è il modo di affrontarlo. Una fragranza non toglie un odore, gli si somma. Se durante il rilievo troviamo un odore dominante, la prima cosa da fare riguarda la sua origine: ventilazione, pulizie, gestione dei rifiuti. Solo dopo ha senso parlare di profumazione.
Si può provare prima di decidere?
Sì, ed è il metodo che consigliamo: si prova su una zona rappresentativa, nello spazio reale e in orari diversi. Il campionario serve a valutare le fragranze sul posto e contiene una selezione del catalogo, non l’intera gamma.
Da dove si comincia?
Da una planimetria e da due parole su come viene usato lo spazio. Con quelle si capisce già se il progetto è lineare o se conviene affrontarlo per gradi, e si decide se ha senso fissare un sopralluogo.
Raccontaci lo spazio.
Che ambiente è, quanto è alto, come si divide, quante persone lo attraversano e in quali momenti. Se avete una planimetria, è il punto di partenza migliore. Con quelle informazioni cominciamo il rilievo e vi diciamo come lo imposteremmo; se le voci che restano chiedono di vedere lo spazio, ve lo proponiamo.